I dormienti di Mimmo Paladino

Dal 16 maggio al 26 luglio 2026 nella Sala Stirling di Palazzo Citterio a Brera

Antonietta Fulvio

MILANO. È la Sala Stirling di Palazzo Citterio a ospitare, dal 16 maggio al 26 luglio 2026, la mostra di uno dei protagonisti della Transavanguardia italiana: Mimmo Paladino. Noto per il suo linguaggio visivo che combina tradizione e contemporaneità attraverso pittura, scultura e installazione, Mimmo Paladino presenta a Brera un progetto dedicato ai Dormienti, uno dei suoi più celebri capolavori, riallestiti in stretto dialogo con l’architettura che lo ospita, la sala brutalista progettata dall’architetto James Stirling.

Dormienti di Mimmo Paladino, Palazzo Citterio, Ph_Lorenzo Palmieri


L’impatto visivo è di quelli che ti lasciano senza fiato. Che generano un flusso di pensieri e di emozioni. D’altronde ci ha abituati ad opere imponenti e di grande suggestione Mimmo Paladino. Era il 1990 quando realizzò a Gibellina La montagna di sale come scenografia de La sposa di Messina di Friedrich Schiller nell’ambito del festival Orestiadi poi diventata opera permanente presso il Baglio Di Stefano, una masseria fortificata che, restaurata, è diventata la sede della Fondazione Orestiadi e Museo delle Trame Mediterranee.
Opera poi duplicata a Napoli nel 1995 in piazza Plebiscito dove La montagna del sale, un’architettura di quarantacinque metri di base per dodici metri di altezza fu realizzata con sessanta tonnellate di sale, con trenta cavalli conficcati. Un’installazione monumentale in cui l’arte diventava immaginifico spazio antropologico dove rintracciare le proprie radici, la propria storia. Un’opera viva che – scriverà Antonio Bassolino, all’epoca sindaco, nel suo libro, Le Dolomiti di Napoli, (Marsilio editore) – «crea un singolare rapporto tra arte e popolo, tra l’arte e i tanti ambienti sociali e culturali della città».

Dormienti di Mimmo Paladino, Palazzo Citterio, Ph_Lorenzo_Palmieri


Le trenta sculture in terracotta, i Dormienti, adagiate sul pavimento provengono dalla stessa matrice ma sono combinate diversamente a seconda dello spazio che le accoglie, e illuminati da fasci di luce che creano un suggestivo e iconico gioco di luci ed ombre. La composizione, ci rimanda in un primo momento ai calchi pompeiani, ai corpi degli abitanti sorpresi nel sonno dall’eruzione del Vesuvio ma in realtà rievocano i disegni che lo scultore britannico Henry Moore aveva fatto durante i bombardamenti di Londra alle persone che, rifugiate nei ricoveri, dormivano ranicchiate. Alcuni corpi ci appaiono in posizione fetale, altri sono interrotti da anfore tronche, o hanno vasi che fuoriescono dal ventre o tavole che gravitano sul dorso, veri e propri segni di lacerazioni e ferite che interrompono l’anatomia ma evidenziano come essi siano corpi che custodiscono e resistono, pur sospesi in una dimensione atemporale come potrebbe essere quella suggerita del sonno.
Paladino presenta i Dormienti per la prima volta nel 1998 all’interno della Fonte delle Fate a Poggibonsi in occasione della terza edizione di Arte all’Arte. Opera che l’artista ha donato alla città che nel 2025 gli ha conferito la cittadinanza onoraria. Ma i Dormienti sono stati esposti in numerosi contesti, anche internazionali, a partire dalla Roundhouse di Londra nel 1999, per una mostra realizzata con il musicista, autore e produttore Brian Eno, a conferma dell’attitudine del maestro italiano nel dialogo e nel confronto con artisti di altre discipline. Per quella occasione, Brian Eno compose una traccia sonora che accompagnava la visita del pubblico, riproposta anche per l’appuntamento milanese.
«L’installazione, la scultura, lo spazio: sono tre temi interni del suo lavoro, che l’artista è riuscito a preservare con particolare visionarietà adottando oggetti, prelevando forme, esportando dal suo studio un’idea dilatata di opera che infatti poi è diventata anche scultura pubblica, architettura, presenza nello spazio urbano a contatto con lo sguardo dei passanti, e ancora scenografia e finanche cinema con i suoi lavori, recenti e non, dedicati all’immagine in movimento. – scrive il curatore Lorenzo Madaro, che aggiunge – il sonno dei Dormienti non è tregua, non è pace, non è resa; è una condizione liminare in cui il corpo, abbassato fino a coincidere con la terra, continua a trasmettere una tensione, una resistenza, una memoria che non si lascia estinguere».
Una memoria che affonda le radici nel mito, che rimanda ad un universo arcano e primitivo dal quale prendono ispirazione le sue figurazioni, le forme tradotte in segni eleganti e semplificati. Non a caso, il percorso espositivo si conclude idealmente in una sala nascosta, quasi uno scrigno segreto adiacente alla Sala Stirling, che accoglie una serie di quindici grandi disegni inediti, concepita nel 1973, da sempre conservata nel suo studio a Paduli (BN), che è alla base di tutto il suo fare artistico.

Dormienti_Palazzo_Citterio_Ph_Lorenzo_Palmieri_


La presenza di questo nucleo di lavori su carta del 1973 a Palazzo Citterio sta proprio a indicare l’incipit, l’importanza di questo supporto per tutto il suo percorso, ma anche la sua vocazione nei confronti del mito, inteso come territorio cui attingere costantemente. Paladino, all’epoca venticinquenne, inizia a sperimentare nuove opportunità di ricerca, guardando al disegno e al colore come una possibile via espressiva lontana dal concettuale, dal minimalismo, dal poverismo, all’epoca ancora in auge.
L’esposizione, curata da Lorenzo Madaro e realizzata da La Grande Brera in stretta collaborazione con l’Archivio Paladino, intende essere anche un tributo a Mimmo Paladino – spiega il direttore generale della Pinacoteca di Brera Angelo Despi – nell’approssimarsi delle certe celebrazioni per il mezzo secolo della Transavanguardia di cui fu esponente massimo, un movimento concepito da Achille Bonito Oliva sulle pagine di Flash Art nel 1979.

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