Voyage tra l’Italia e la Francia intervista a Cristina Marocco

Per i Luoghi nella rete Arte e Luoghi varca le Alpi e arriva
nella Villa Lumière per incontrare protagonisti del mondo della Cultura

Mariangela Rosato

Parigi, o cara noi lasceremo. Inizia così una delle arie più celebri della Traviata di Giuseppe Verdi con cui Alfredo e Violetta esprimono la volontà di abbandonare i lustrini, le trasgressioni, i lussi della ville Lumière per andare incontro ad una vita sanifica nelle campagne parigine.

L’abbandono invocato dai due innamorati vuole essere drastico, deciso, pronto ad accogliere il cambiamento e senza possibilità di ripensamenti. Un desiderio di conquista quello dei due protagonisti che, nonostante il fine tragico, permea tutto il loro spirito facendo dei corpi un’unica coscienza animata da una sola idea fissa: partire. Ma loro non sono gli unici ad aver osato nel pensiero: un sentimento analogo lo ritroviamo anche altrove, nei cuori di chi decide, spinto dalla stessa voglia di scoperta e conquista di nuovi spazi, di lasciare il Bel Paese proprio alla volta di quella Parigi a cui i personaggi dell’opera verdiana volevano rinunciare. Il percorso prevede un cammino contrario che contempla la capitale francese come un punto di partenza da cui creare, immaginare e, nel bene e nel male, farsi inspirare. Sì, perché in fondo, checché se ne dica, il passaggio da Parigi non è mai indolore, anzi genera in noi emozioni contrastanti, sfata e conferma miti, ci rende consapevoli di essere figli di un’identità multipla, ci offre occasioni per farci ispirare, metterci in gioco, farci e disfarci per ricrearci ancora e ancora.
Parigi non è la città dell’amore, anzi è un enorme agglomerato urbano che forse la pandemia ha reso più tranquillo e vivibile e dove molti dei nostri connazionali cercano di trovare o hanno già trovato un loro spazio: laureati, ristoratori, persone in cerca di un’opportunità, ma soprattutto artisti che arrivano in questa città guidati dal desiderio di far conoscere la loro arte. Ed é proprio così che ha fatto Cristina Marocco, cantante e attrice, che vive a Parigi da più di vent’anni e che é riuscita ad appropriarsi della cultura francese facendo della sua italianità un punto di forza. Mi racconta Cristina: “Ciò che mi ha portato in questa città è stata la voglia di allargare i miei orizzonti. Dopo il diploma all’Accademia dei filodrammatici di Milano in teatro, ho iniziato a lavorare in Italia nei teatri stabili come attrice, ma ho provato, fin da subito, una sorta di delusione. Quando sono arrivata a Parigi ho sentito che fosse il posto giusto per me, perché mi rendevo conto che c’era una maggiore considerazione per gli artisti. Appena arrivata, non conoscevo nessuno ed iniziai a cantare in un ristorante italiano e fu così che mi successe una cosa che non avrei mai immaginato. Una sera un produttore discografico mi invitò ad andare nel suo studio di registrazione, a registrare dei demo e, da lì, è cominciata un’avventura che mi ha portato ad incidere un primo disco con Marc Lavoine, un cantante e attore molto conosciuto in Francia”.
A causa delle restrizioni pandemiche conosco Cristina solo al telefono, ma la sua storia mi incuriosisce fin da subito e non posso frenarmi dal chiederle come ha gestito questo successo inaspettato: “La canzone “J’ai tout oublié” divenne immediatamente una grande hit, un “tube” come direbbero qui, e ciò mi ha sottoposto ad una grande esposizione mediatica. Mi sono inserita, infatti, in un mondo che non avevo previsto di frequentare, quello dello show business e della canzone. All’inizio mi sentivo spaesata, ma è stata un’avventura bellissima che mi ha permesso di cantare davanti a migliaia di persone e di scoprire chi ero e chi potevo essere artisticamente”. Una carriera non scontata quella di Cristina che ha portato avanti affermandosi in Francia come cantante solista ed incidendo vari dischi. “Sono stati dieci anni di grande attività artistica durante i quali ho cercato anche di portare avanti la mia passione per la recitazione, in particolar modo, con la partecipazione, nel ruolo principale, in una delle puntate della famosa serie Montalbano”.
Il confronto con Cristina conferma, inoltre, una mia percezione già radicata, quella secondo cui la cultura italiana sia molto apprezzata all’estero, in particolar modo in Francia dove c’è un forte interesse nei confronti di tutto ciò che rimanda all’Italia. Un interesse questo, di cui non sempre si è consapevoli. “E’ vero che all’estero rimangono sempre i clichés che associano gli italiani alla pizza, al mandolino, ma i tempi sono cambiati e molti giovani italiani che vengono qui riescono ad imporsi facilmente in tutto ciò che è legato al mondo creativo e non solo. Parigi è una città cosmopolita e questo è sicuramente una forte fonte di ispirazione per tutti coloro che arrivano”. Passare da Parigi per un artista diventa, quindi, una tappa obbligata, non tanto per l’incontro con la cultura francese, quanto per la possibilità di entrare in relazione con artisti che vengono da ogni parte del mondo i quali possono far scoprire realtà lontane che ancora non si sono vedute, ma che il semplice scambio vicendevole di tradizioni permette già di vivere e imparare a conoscere. “In Italia – sottolinea Cristina- ci sono tantissimi talenti, ma il nostro Paese, anche per mancanza di organizzazione, non investe adeguatamente su tutto ciò che è cultura e arte spingendo molti a tentare altre strade”.
La cultura e la musica italiana continuano ad essere molto presenti nell’attività artistica della cantante in varie forme, sia come insegnante di canto in laboratori di italien chanté, sia come solista nel duo con Gabriele Natilla, un altro artista e musicista italiano espatriato a Parigi da più di 20 anni. “Abbiamo avviato un progetto insieme dal titolo Un air d’Italie, voyage aux origines de la chanson italienne con cui diamo spazio alla canzone classica napoletana. Dopo aver cantato in francese, infatti, mi sono chiesta cosa potessi offrire di veramente autentico e ho deciso di scegliere la canzone napoletana alla quale sono molto legata. Partiamo dall’800 e poi torniamo indietro fino al ‘600 con Monteverdi, Scarlatti e Barbara Strozzi”. I due artisti non si sono fatti fermare neanche dalle restrizioni legate al covid e hanno organizzato un primo concerto in streaming dal teatro Comédie Nation con lo scopo di portare in scena il loro spettacolo e mantenere vivo il rapporto con il pubblico. Internet, quindi, permette di porre rimedio al problema dei teatri chiusi, ma al contempo crea una barriera tra lo spettatore e l’artista. Entrambe le categorie, infatti, risultano colpite drasticamente dalle chiusure dei teatri: la prima, perché si priva di un arricchimento personale e la seconda, perché non può fare della sua arte un sostentamento economico.
“Ho provato per la prima volta un senso di spaesamento e che si fosse rotto qualcosa in Francia. “Le differenze con l’Italia restano comunque forti in Francia, ad esempio, l’artista, grazie alla figura dell’intermittente dello spettacolo, è tutelato in quanto ha sempre diritto a un sussidio di disoccupazione che gli permette di progettarsi, oltre che di vedere il suo lavoro riconosciuto. Si tratta di un unicum che fa della Francia la meta più amata dagli artisti, tuttavia ciò non ha impedito alla classe politica di chiudere tutti i teatri e di vietare tutti gli spettacoli dal vivo. I politici, infatti, non hanno agito in difesa di questa eccezione culturale, anzi si sono comportati come i politici di qualsiasi altro paese e questo mi ha molto ferita”. Le restrizioni legate al covid sono sempre presenti e attualmente i teatri rimangono ancora chiusi, ma la cantante continua, con la stessa passione di sempre, a consacrarsi alla sua arte e a pensare a nuove idee artistiche tra cui il ritorno come attrice teatrale. Un grande talento quello di Cristina che speriamo di rivedere presto anche sul piccolo schermo italiano.
www.cristinamarocco.com/

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