Cannizzaro. Racconti d’Africa. In 40 scatti smart

Quaranta foto scattate con lo smartphone allestite a Palazzo Merulana
in attesa di riaprire dal 7 al 16 aprile 2021

Antonietta Fulvio

Era il 2018 quando il regista romano Piero Cannizzaro ritornava nell’Africa francofona per CinemArena, l’iniziativa di cinema itinerante avviata dal 2002 dal MAECI (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) e dall’AICS (Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo). Una carovana di camion percorreva le strade dell’Africa fra Senegal, Costa d’Avorio, Guinea, Gambia, Nigeria e Sudan, portando il cinema all’aperto in oltre 200 villaggi per promuovere una corretta informazione sui rischi della migrazione irregolare. L’edizione 2018/2019 a cura di AICS, finanziata con il Fondo Africa del MAECI e realizzata insieme al Ministero dell’Interno e all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha portato alla realizzazione di “Storie d’Africa” un documentario destinato a diventare anche la testimonianza di una sorta di “come eravamo” prima della dilagare della pandemia che oggi costringe a comportamenti di distanziamento, ad indossare mascherine che coprono i volti sui quali invece Piero Cannizzaro ha insistito con il suo obiettivo per cercare come nella sua cifra stilistica, di catturare emozioni nelle pieghe di vestiti come nelle rughe di uomini e donne del continente nero. Filmando e fotografando l’anima e l’essenza di una terra affascinante quanto poco conosciuta, è riuscito a raccontare il difficile tema dell’emigrazione ma anche delle tante Afriche che esistono. E coesistono. Al di là degli stereotipi e dei preconcetti che si costruiscono al di qua e al di là delle sponde del Mediterraneo.


Quaranta foto, scattate con lo smartphone durante le riprese del documentario costituiscono il corpus della mostra “Racconti d’Africa”, a cura di Glauco Dattini, che dal prossimo 7 al 16 aprile 2021 (l’apertura prevista per il 10 marzo è stata posticipata per il passaggio del Lazio in zona rossa, ndr) trovano posto nelle sale espositive di Palazzo Merulana, un luogo d’arte nato dalla sinergia tra Fondazione Elena e Claudio Cerasi e CoopCulture.
Le foto rappresentano la parte positiva del documentario “Storie d’Africa” dove in primo piano è appunto il racconto delle storie di persone che avevano tentato senza esito di raggiungere l’Europa e altre che ne erano tornate. «Con le foto ho voluto dare un volto a chi generalmente vediamo come massa indistinta sui barconi, in apparenza senza identità e dignità» spiega Cannizzaro. Persone che avevano subito torture, sofferenze terribili, ripartite ogni volta da zero ma mai arrendevoli e sempre piene di speranza. Dopo aver affrontato ogni tipo di violenza, avevano ancora la forza e la voglia di ricominciare, con una consapevolezza più forte, un nuovo rapporto con l’Africa e il proprio villaggio. Chi parte, come chi ritorna, è figlio della sorte e gioca con essa: se ce la fa vuol dire che è il suo momento, se non ce la fa era il tuo destino. Nei villaggi, salvo pochi casi, non c’è disperazione. Chi decide di partire, spesso, non è il più povero: servono soldi per partire». La migrazione, Un fenomeno che ci accomuna. Anche i nostri emigranti partivano per inseguire il sogno di una vita migliore sena fame e miseria. «Un racconto di sopravvivenze”, scrive Erri De Luca, che trasmettono coraggio invece che disperazione».
Affascinato dalla bellezza di donne, di uomini e dai racconti di vita vissuta che ha avuto modo di ascoltare, Piero Cannizzaro ha colto e fermato la forza degli sguardi, la resilienza che esprimevano, ma anche l’eleganza della loro postura, i colori, la cura degli abiti. Emozioni ancora vive, guidate dalla luce e mediate dalla tecnologia, al servizio del soggetto da fotografare.
«L’Africa – racconta Piero Cannizzaro – è un paese complesso, pieno di contraddizioni, con troppe povertà e troppe ricchezze. Ma bellissimo. Sconvolgenti i suoi spazi, i suoi silenzi, le sue solitudini, la confusione, i suoni, le luci, la musica, i visi della gente, i suoi tramonti. Un continente troppo grande e vario, in tutti i sensi, per essere descritto.
Le foto che ho scattato rappresentano solo delle suggestioni di luoghi e persone che ho avuto l’opportunità di incontrare.»


E di persone ne ha incontrate tantissime, come Alison Ndiay che è un importante musicista senegalese. Suonatore di Xalan nell’orchestra nazionale del suo paese, ha tenuto diversi concerti in Italia. «Incontrarlo a Dakar con i suoi musicisti, ascoltarlo suonare, conversare e poi accompagnarlo al bus dopo le prove al Centro Culturale, è stato un vero piacere.»
L’Africa fotografata da Cannizzaro non è polemica o dimostrativa ma sceglie, come afferma la scrittrice Dacia Maraini, la strada dello sguardo che si fa colore e movimento. Una frase che è diventata il sottotitolo e la chiave di lettura per queste fotografie scattate con grande difficoltà come racconta lo stesso regista.
«Non è stato facile: da regista dovevo gestire la telecamera e il suono, non potevo portare con me anche una macchina fotografica vera e propria. Mi è venuta incontro la tecnologia dei nuovi cellulari ed ho usato il mio per cogliere l’attimo. Sono emozioni che ancora provo. Chiedo permesso, tiro la tenda di una capanna, trovo una donna bellissima che sta facendo il fuoco, c’è contrasto tra il fuoco e la donna, una luce che veniva da dietro… scatto”.»
Come non condividere quanto scrive nel catalogo il critico Diego Mormorio: «Nelle fotografie di Cannizzaro ognuno può leggere un po’ della propria storia e della storia del mondo. Può, o meglio dovrebbe, pensare, come diceva Thomas Hobbes nel suo De Homine, che l’uomo è famelico della fame futura. C’è negli occhi di queste persone, fotografate con garbo, e direi anche con la delicatezza che solitamente hanno i documentari di Cannizzaro, la speranza di non dover soffrire la fame e di avere un tetto. In loro vediamo qualcosa che ci accomuna.»
Piero Cannizzaro firma e la regia di numerosi documentari, sia per la radio che per la televisione, diffusi sulle principali piattaforme (Rai, Mediaset, Sky, Artè France), realizzati in Italia, in Europa e negli altri continenti (America del Nord e del Sud, Medio Oriente, Sri Lanka, Siberia e Golfo Persico, Senegal, Costa d’Avorio, Guinea e Sud Africa). Un artista capace di cogliere in ogni realtà una crepa, far entrare la luce e trasformarla in cronaca per rappresentare la spiritualità, le isole, la musica, le città slow, il cibo, il tema dell’identità in una chiave non solo ritrattistica ma come espressione del “Glocale”. Tra le sue opere: “La notte della taranta e dintorni”, “Ritorno a Kurumuny”, “Tradinnovazione: una musica glocal”, “Il cibo dell’anima”,” Città Slow”, “Ossigeno” e infine, e non per ultimo, “Storie d’Africa” che meglio riassume la sua visione dei suoi documentari presentati, tra gli altri, negli Istituti di Cultura di Londra e Parigi, in rassegne e festival nazionali e internazionali tra cui Roma, Milano, Venezia, Torino, New York, Parigi, Londra, Istanbul e Lione.

Racconti d’Africa di Piero Cannizzaro
Roma, Palazzo Merulana, Via Merulana 121
Dal lunedì al venerdì, dalle ore 12.00 alle ore 19.00
sabato e domenica chiuso
Ingressi contingentati, consigliata la prenotazione on line e presso la biglietteria del Palazzo. Il biglietto di ingresso consentirà l’accesso alla Collezione Cerasi.

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