Caravaggio. Narciso, il mito di un capolavoro
È arrivato a Potenza e potrà essere ammirato fino al 30 novembre 2026 l’opera del Merisi protagonista di un percorso espositivo costruito intorno al mito intrecciando archeologia, Rinascimento, Barocco e Novecento in un racconto sullo sguardo e sull’identità
Antonietta Fulvio
POTENZA. Da Roma a Potenza, nel mese che celebra la nascita di Michelangelo Merisi, nato appunto il 29 settembre 1571, il Narciso, attribuito al Caravaggio dallo storico dell’arte Roberto Longhi, ha lasciato le storiche sale di Palazzo Barberini ed è giunto per la prima volta in terra lucana. “Caravaggio. Narciso, il mito di un capolavoro” è il titolo della mostra curata da Paola Nicita e Fabrizio Carinci allestita nelle sale del Museo Archeologico Provinciale di Potenza fino al 30 novembre grazie alla sinergia tra Apt Basilicata e Regione Basilicata, Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura e Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma, con il patrocinio del Ministero della Cultura, del Comune e della Provincia di Potenza. Nessun ticket di ingresso ma obbligatoria la prenotazione sul sito basilicataturistica.it che ha fatto registrare nei primi giorni di apertura, il 10 settembre, oltre novemila prenotazioni.
Un percorso espositivo inedito che intreccia archeologia, Rinascimento, Barocco e Novecento in un racconto sullo sguardo e sull’identità, indagando così un mito classico con implicazioni straordinariamente attuali.
Chi è Narciso? Figlio di Cefiso dio del fiume e della ninfa Liriope, Narciso nasce nel segno della bellezza e cresce tanto bello quanto crudele il suo cuore colmo di orgoglio è incapace di amare e respinge chi dalla sua bellezza resta incantato. Ne fa le spese anche la ninfa Eco, rifiutata si lascerà morire e di lei non resterà che la voce… Ma su Narciso aleggia la profezia che l’indovino Tiresio aveva espresso alla linfa Niriope preoccupata per suo figlio: «il giovane vivrà a lungo solo finché non conoscerà sé stesso.» E la profezia è destinata ad avverarsi quando in uno specchio d’acqua Narciso vede il proprio volto e se ne innamora, non riuscendo a distinguere che si tratta del riflesso della sua stessa immagine che perciò svanisce. Intrappolato nella sterile contemplazione, Narciso diventa prigioniero di un amore impossibile e si lascia morire. Al suo posto nascerà il fiore che porta il suo nome. Un nome legato alla storia dell’uomo che si perde inseguendo la propria bellezza sul filo dell’acqua che diventa metafora del culto di sé. Narciso non sa vedere la bellezza degli altri, che non guarda. Narciso guarda solo sé stesso e, guardandosi, si perde per sempre. Narciso non riesce ad andare oltre la superficie, al di là dell’increspatura vede solo la propria immagine svanire. Non riesce a relazionarsi con gli altri ed è incapace di accogliere i sentimenti altrui. La sua condanna non è la bellezza ma la durezza del suo cuore, l’assenza di empatia.
E il mito di Narciso, dalle pagine delle Metamorfosi di Ovidio, e ancor prima negli scritti del greco Pausania e del greco Conone, ha sempre affascinato non solo il mondo letterario ma artisti di ogni tempo diventando il soggetto di specchi in bronzo, affreschi, maioliche, incisioni e tele. Dagli affreschi ritrovati a Pompei al capolavoro di Caravaggio (Narciso, 1600 ca.), si possono annoverare in pittura le opere sul tema di Nicolas Poussin (Narciso ed Eco, 1630 ca.), François Lemoyne (Narciso, 1728), William Turner (Narciso ed Eco, 1804), John William Waterhouse (Eco and Narciso, 1903), Salvador Dalí (Metamorfosi di Narciso, 1937). Il mito ha attraversato secoli ed è rimasto fonte di ispirazione anche per artisti del Novecento come il pittore e scrittore Carlo Levi figura di spicco nella storia culturale della Basilicata cui è dedicata la sezione conclusiva del percorso espositivo.

si trova ora esposto al Museo Provinciale di Potenza, in occasione dellla mostra “Caravaggio. Narciso, il mito di un capolavoro”
(fonte: https://www.facebook.com/museinazionalidimatera)
Oltre ad indagarlo in molti suoi scritti, sin dal 1935, alla figura di Narciso l’artista scrittore dedicò alcuni lavori pittorici fino ad arrivare alla tela datata 1965 che potrà essere ammirata in mostra.
Il Narciso di Caravaggio
Michelangelo Merisi da Caravaggio, Narciso, olio su tela 1597-1599, 112×92 cm Gallerie Nazionali d’Arte Antica – Palazzo Barberini, Roma

E veniamo alla tela caravaggesca protagonista assoluta dell’evento. Donato da Basile Kwhoshinsky nel 1916, il Narciso di Caravaggio è conservato a Roma a Palazzo Barberini ed è stato Thomas Clement Salomon, direttore delle Gallerie Nazionali d’Arte Antica, a motivare le ragioni di questo eccezionale prestito: «Le Gallerie Nazionali di Arte Antica sono felici di sostenere questa mostra di approfondimento sui temi incarnati da Narciso. La presentazione di uno straordinario dipinto attribuito a Caravaggio, esposto in confronto ad altre opere che trattano il tema del celeberrimo testo di Ovidio, e l’opportunità per le scuole e i giovani di avvicinarsi alla storia dell’arte e a Narciso stesso, sono tutte componenti virtuose per sostenere con entusiasmo questo progetto del Museo Archeologico Provinciale di Potenza. Siamo certi che migliaia di visitatori e studiosi potranno fruire di questa opportunità irripetibile di ammirare il Narciso e la mostra a lui dedicata a Potenza, attuando la missione del museo di offrire un’esperienza di conoscenza frutto di un progetto di ricerca, studio e condivisione con altri territori e con tutti i pubblici».
«Abbiamo scelto il mito di Narciso, cardine della coscienza occidentale dal Novecento in poi, per ricondurci ai classici e al loro peso sulla nostra idea di umanità. – ha spiegato Massimo Osanna capo del Dipartimento per le attività culturali del Ministero della Cultura – La mostra ripercorre questa eredità dagli affreschi pompeiani fino al Narciso di Carlo Levi, tra gli artisti che più hanno amato la Basilicata. Un mito dalla fortuna singolare: nato in Beozia come racconto locale, ripreso da Ovidio nelle ‘Metamorfosi’, diffuso nelle case vesuviane, riproposto tra Umanesimo e Rinascimento, fino a ispirare Levi proprio a partire dal dipinto di Caravaggio — che oggi, per la prima volta, gli viene affiancato».

E sono cinque le sezioni complementari che accompagnano gradualmente il visitatore verso la comprensione e l’incontro con il capolavoro.
Attraverso reperti archeologici, dall’affresco pompeiano “Narciso alla fonte” del Museo Archeologico Nazionale di Napoli alla cinquecentesca edizione delle Metamorfosi di Ovidio – spiegano i curatori – la prima sezione ricostruisce la genesi visiva e simbolica di Narciso. In mostra opere provenienti da istituzioni di primo piano come le Gallerie degli Uffizi, le Gallerie Estensi, il Museo di Capodimonte, i Musei Nazionali di Genova e le Gallerie dell’Accademia di Venezia, con opere di Vincenzo Gemito, Antonio Giovanni Boltraffio, Domenico Parodi, Jean Roos, Charles Mellin e Giulio Carpioni.
Dalla figura chinata sul filo dell’acqua alle allegorie rinascimentali, il visitatore scopre le coordinate storiche che preparano il terreno alla rivoluzione di Caravaggio.
Nella seconda sezione il mito viene tradotto in un’esperienza visiva diretta incentrata sui temi dello sdoppiamento e del riflesso. All’interno di ambienti oscurati, l’uso di superfici riflettenti, proiezioni su grande scala e calibrati giochi di luce permettono al visitatore di confrontarsi con la struttura concettuale del racconto: l’attrazione verso l’immagine e l’impossibilità del contatto, scoprendo Narciso come vero archetipo del rapporto moderno con se stessi.
La terza sezione con un montaggio multimediale mostra la vitalità del mito nel cinema e nella cultura pop. Tra sequenze di estratti da documentari, cinema d’autore e corti d’animazione, sostituendo i tradizionali pannelli esplicativi con la forza visiva dell’audiovisivo, il tema dello specchio viene esplorato nei linguaggi attuali mostrando come il mito di Narciso continui a popolare l’immaginario contemporaneo.
La quarta sezione è l’incontro ravvicinato con il capolavoro caravaggesco. In un ambiente intimo, silenzioso, un’illuminazione radente fa emergere la tela dall’oscurità. Caravaggio ha eliminato il paesaggio e ha messo in primo piano la figura di Narciso mentre si riflette nell’acqua da dove emerge il suo riflesso. Un rimando di sguardi impossibili da ricambiare: è un’immagine potente nella sua semplicità. È l’incontro diretto con un’opera dove pittura, psicologia e il senso stesso del guardare coincidono. L’ultima tappa lega il capolavoro caravaggesco alla storia culturale della Basilicata attraverso lo sguardo di Carlo Levi. La sezione evidenzia come l’artista e scrittore torinese si sia ispirato al Narciso di Caravaggio per sviluppare la sua personale riflessione sull’identità, sul doppio e sulla memoria del territorio.
Una mostra eccezionale ed unica ha spiegato durante il suo intervento Margherita Sarli direttore di Apt Basilicata insistendo sull’idea che non sia un evento eccezionale ed unico ma che apra le porte ad un ciclo più duraturo e più lungo. «Portare a Potenza il ‘Narciso’, opera raramente concessa in prestito, significa scommettere sulla cultura come motore capace di attivare anche i territori meno battuti dai grandi circuiti espositivi, generando un valore che può competere con quello dei poli museali maggiori. Non vogliamo che resti un episodio isolato per quanto di grande pregio: la mia intenzione è che sia l’inizio di un percorso che renda le grandi mostre un tratto strutturale dell’offerta culturale della Basilicata. Non è un caso partire da Caravaggio e dal mito di Narciso, opera che indaga lo sguardo e il rapporto tra realtà e riflesso: un’immagine coerente con una Basilicata che rifiuta rappresentazioni addomesticate e sceglie la propria identità autentica. La cultura riconosciuta a livello internazionale non ha bisogno delle grandi metropoli per generare valore, ma semplicemente di territori pronti ad accoglierla».

Jan Roos, Narciso, Palazzo Reale, Genova. Opera in mostra “Caravaggio.Narciso, il mito di un capolavoro”, foto Vito De Rosa 
Van Diepenbeeck Abraham, Narciso alla fonte, Museo di Capodimonte
opera in mostra “Caravaggio.Narciso, il mito di un capolavoro”, foto Vito De Rosa
E a tal proposito ha ricordato poi il coinvolgimento da un lato dei creativi lucani e dall’altro di tour operator e guide turistiche perché si proponga anche la conoscenza del territorio. «La scelta della tela del Narciso offre l’opportunità di allungare lo sguardo oltre toccando temi di attualità fornendo l’opportunità alla regione Basilicata di crescere e vedere orizzonti e non confini».
Un intento che ben si esplica nell’itinerario espositivo che indaga il mito declinato in un’enigmatica atmosfera giocata sui temi dell’identità e del doppio, del riconoscimento e dell’illusione suggerendo nuove chiavi di lettura e di interpretazione. Nella società dominata da social media e social networking, l’utilizzo ossessivo dei selfie e la sovraesposizione della propria immagine aumenta il rischio di egocentrismo da cui facilmente si può restare ingabbiati. La mostra è anche occasione per riflettere sull’identità e sui rapporti relazionali. I casi di cronaca nera, purtroppo, ci mettono in guardia sulla pericolosità di individui dal profilo narcisistico che, in alcuni casi, può sfociare in un vero e proprio disturbo della personalità, caratterizzata da un ego spropositato e da mancanza di empatia. Come per tutti gli aspetti della vita, la vera discriminante è la cultura che, per dirla con le parole del filosofo Umberto Galimberti, non è solo un’educazione intellettuale, ma soprattutto educazione delle emozioni e quindi dei comportamenti. Dunque, grazie a chi ha profuso energie e ideato questo progetto culturale, alla complessità degli sguardi che offre e alle impalpabili suggestioni che l’arte sa suscitare. Sempre.



