Jò a Jò I giorni del fuoco illuminano Corato

A Corato in occasione della festività di Santa Lucia, il 12 dicembre si svolge la processione con il simulacro della Santa per le vie della città fino ad arrivare in piazza dove il grande braciere con legno di ulivo è pronto per essere acceso alla vigilia della festa dedicata alla Santa della Luce

Antonietta Fulvio

Jò a Jò come il grido dei bambini che scorrazzavano felici per le vie della cittadina vestita a festa per Santa Lucia. Da cinquantatrè anni a Corato si rinnova la tradizione del Falò che anticipa il giorno di festa dedicato a Santa Lucia. Una festa antica che si configura tra i riti del fuoco all’approssimarsi del solstizio d’inverno, una data importante per i contadini di ieri e di oggi che lega identità e appartenenza, fede e comunità. «La sera del 12 dicembre accendiamo il falò – ci spiega Gerardo Stripoli presidente della Pro Loco Quadratum Corato APS che organizza la manifestazione di concerto con l’amministrazione comunale e le confraternite – per celebrare la Santa che nel giorno a lei dedicato vedrà le nove parrocchie di Corato vestirsi di luce. Anche la nostra festa la Jò-a-Jò- Tradizionale Falò di Santa Lucia con decreto DD n. 2019/108/056 del 10/10/2019 è stata iscritta nel Registro dei rituali festivi legati al fuoco e prende appunto il nome dalle esclamazioni festose dei bambini e intende essere gioioso momento di incontro della comunità intorno al fuoco di legna d’ulivo che è il nostro albero per eccellenza e che per una notte brucia nel grande braciere posto al centro di piazza Cesare Battisti»

E dal tripudio di luci che ridisegnano via Duomo dove sfila la processione del simulacro della Santa della Luce, arriviamo in piazza dove le proiezioni di luci trasformano le facciate dei palazzi in suggestivi quadri viventi. Poi arriva il momento più atteso, lo spettacolo a ritmo di musica dei fuochi pirotecnici che incantano adulti e bambini seguito dal rito dell’accensione del falò, evocazione di un rito ancestrale che appartiene alla comunità e suggella la vocazione agricola di una terra che è forza identitaria capace di disegnare il futuro. E la festa può avere inizio e per una sera, anche noi spettatori, ci sentiamo un po’ coratini.